Pollan live: rigore, speranze e prudenza del futuro psichedelico

Ieri sera Michael Pollan presentava il suo libro sulla nuova scienza psichedelica al campus dell’Università del New Mexico ad Albuquerque, tappa del tour nazionale che, partito da New York a metà mese, si concluderà in California a inizio giugno (con successiva appendice a Londra). Ennesimo evento da tutto esaurito: oltre 400 persone, per lo più di mezza età (tanti con i ABQ, 30/05/18capelli grigi e bianchi, sottoscritto compreso) e a maggioranza femminile, insieme a gruppi di studenti e docenti dell’università locale.

Con il suo tipico fare dinoccolato e affabile, Michael è subito entrato nel vivo sintetizzando il percorso della ricerca psichedelica degli ultimi decenni, che ormai ha superato la fase underground e lo stigma degli anni ’60. Ha parlato dei primi successi delle sperimentazioni in corso per il trattamento delle dipendenze da alcol e tabacco, la depressione, l’ansia dei malati terminali e in generale per l’ampio spettro di disturbi mentali che affliggono un’ampia fetta della popolazione americana (e non solo).

Ha poi letto alcuni passaggi dal libro dedicati a questi aspetti e alle sue esperienze da “psiconauta improbabile”, raccontando a braccio la seduta a base di “funghi magici” con una guida a Berkeley che a un certo punto aveva assunto, almeno agli occhi del viaggiatore Pollan, addirittura le sembianze di Maria Sabina, la nota curandera curandera mazateca che nel 1955 somministrò analoghi funghetti al primo occidentale, l’etnomicologo e finanziatore newyorchese Robert Gordon Wasson, il quale poi raccontò i dettagli di quelle sessioni in articoli e libri di ampia eco globale.

Senza far mancare battute e alleggerimenti vari, la presentazione è filata via per buoni quaranta minuti, con Michael sempre attento ad emanare prudenza e attenzione, soprattutto a fronte di certi «facili entusiasmi della comunità psichedelica, ieri come oggi». D’altronde un simile approccio affiora nelle pagine del libro stesso, che pure dedica ampio spazio agli aspetti storico-culturali e all’efficacia terapeutica di queste “droghe” e finanche le loro potenzialità socio-culturali-spirituali, per arrivare alla conclusione di fondo: l’urgente necessità di proseguire al meglio le sperimentazioni a tutto campo.

Nella successiva serie di brevi domande e risposte, Pollan ha parlato ancora della speranza di vedere presto queste “medicine o terapie”, tuttora illegali pressoché in tutto il mondo, entrare di diritto nel sistema sanitario, quantomeno in Usa. A chi gli chiedeva se aveva previsto che il suo libro potesse “promuoverne” l’uso autonomo o casalingo, ha risposto che non ci stava pensando solo ora, visto il gran successo già ottenuto dal libro e i molteplici rilanci mediatici. Ribadendo tuttavia che non era certo questa la sua intenzione, quanto piuttosto informare come stanno davvero le cose, incluse esperienze e riflessioni altamente personali. «Quando leggo un libro sulle impervie scalate all’Everest, non è che immediatamente decido di farlo anch’io, anzi. Il mio obiettivo è ampliare il dibattito pubblico su queste sostanze, non suggerire comportamenti illegali o pericolosi».

La serata si è chiusa con molte persone in fila per farsi autografare la copia del libro e stingere la mano all’autore – come ho fatto anch’io, approfittando dell’occasione per dargli una copia del mio volumetto Rinascimento Psichedelico: «It looks really great, even if I can’t read Italian», mi ha detto alla fine. Thank you Mr. Pollan!

(Articolo di Bernardo Parrella)

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