Diamoci sotto con la scienza e la ricerca psichedelica

Sta davvero facendo il botto il nuovo libro di Michael Pollan sul revival psichedelico appena pubblicato in inglese (How to Change Your Mind: What the New Science of Psychedelics Teaches Us About Consciousness, Dying, Addiction, Depression and Transcendence). In questi giorni se ne stanno occupando tutte le maggiori testate e siti d’informazione in Usa e Regno Unito, con lo strascico di commenti online e rilanci sui social, mentre è in corso un giro di presentazioni in librerie da una costa all’altra del Paese.

Michael PollanPollan è un giornalista-saggista assai quotato, noto (anche in Italia) per i suoi precedenti best-seller su questioni d’attualità affrontate con piglio decisamente originale, tra cui In difesa del cibo, Cotto, Il dilemma dell’onnivoro (con le annesse serie TV su Netflix). Quest’incursione nell’ambito psichedelico, per quanto apparentemente lontana dalle sue precedenti indagini, in realtà va a integrarle ed ampliarle lungo il percorso non-lineare che esplora la simbiosi continua tra l’evoluzione biologica degli esseri umani e del mondo vegetale – inclusi funghi magici, ayahuasca e altre piante psicotrope, la cui sintesi chimica ha portato a sostanze come l’Lsd e l’Mdma). Un rapporto che ha prodotto e produce una varietà di effetti complessivi da indagare a fondo, oggi più che mai, per il benessere dell’umanità e del pianeta stesso.

Alla prima anticipazione con stralci dal libro apparsa sul Wall Street Journal due settimane fa, ne è seguita un’altra ben più ampia sull’inserto domenicale dedicato alla salute del New York Times, preceduta da una recensione specifica sul quotidiano stesso. Ulteriori recensioni (inclusive di brevi interviste) sono apparse su Rolling Stone, il Guardian e Times londinesi, oltre che sui siti web di Science Magazine, Spectator e Bioneers.

Oltre alle apparizioni TV sulla Cbs, al Late Show with Stephen Colbert Show (Pollan arriva al minuto 35) e nel mattutino This Morning, da segnalare una discussione su Fresh Air, il programma culturale della National Public Radio, oltre a un video-servizio curato da Time.com. Da non perdere due corposi podcast (137 minuti il primo, 83 minuti il secondo) con stimolanti riflessioni a tutto campo partendo dai temi presentati nel libro: Tim Ferris Show e Ezra Klein Show (Vox Media). Le varie piattaforme online offrono anche il relativo audio-book letto dell’autore, con uno stralcio disponibile su SoundCloud. Su Audible è anzi diventato best-seller a 48 ore dall’uscita ufficiale, e lo stesso dicasi per il volume cartaceo su Amazon.com e anche in formato Kindle.

Perfino People Magazine lo include fra i tre migliori libri freschi di stampa (foto sotto), corroborando un’attenzione mediatica di notevole portata e del tutto inedita visto il tema. A conferma del fatto che «“How to Change Your Mind” rivela il notevole potenziale di cambiare l’opinione di milioni di persone e avere un significativo impatto culturale sul modo in cui come la nostra società considera gli psichedelici», riprendendo un passaggio della segnalazione di David Bronner, titolare dell’omonima azienda di prodotti naturali che in passato ha donato ripetutamente alla Maps (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) per la ricerca Michael Pollan su People Magazinescientifica sugli allucinogeni e ha acquistato 1.000 copie del libro di Pollan da mettere in palio per chi si iscrive alla loro newsletter.

Questo potenziale poggia soprattutto sull’approccio scettico e prudente dell’autore, un “improbabile psiconauta” che vuole capire davvero se e quali siano le qualità di queste “medicine” (tuttora illegali) capaci di giovare al futuro dell’umanità. Da qui il rigoroso piglio scientifico e la voglia di scavare a fondo, evitando i toni semplicistici e senza nasconderne problemi di vario tipo. Grazie al tipico linguaggio ricco ma comprensibile che ha portato al successo i suoi lavori precedenti, Pollan si avventura in un percorso multidisciplinare e privo di preconcetti anche a costo di rischi personali. Non a caso, dopo aver scandagliato la recente documentazione scientifica e apprezzato a livello intellettuale il valore potenziale delle sostanze psicoattive, decide di sperimentare in prima persona (con l’assistenza di guide esperte) Lsd, psilocibina, Dmt e ayahuasca onde riportarne in dettaglio le esperienze.

Il quarto capitolo è infatti dedicato al suo “diario di viaggio underground”, comprensivo di dubbi e timori personali, ma ricco di acute riflessioni e possibili conclusioni utili a tutti, come in questo passaggio:

Se non altro, queste esperienze mi hanno insegnato che è la nostra struttura psichica a contrapporsi tra noi stessi e nuove incredibili dimensioni di esperienza, sia relative al mondo esterno che alla nostra mente. La consapevolezza è qualcosa di ben più grande dell’ego, e possiamo apprezzarla non appena quest’ultimo si azzittisce. Questa dissoluzione dell’ego (o trascendenza) non va affatto temuta, bensì diventa il prerequisito verso qualsiasi progresso spirituale.

Lungi comunque dallo scivolare nel “mistico”, il libro dedica vari capitoli al quadro della ricerca scientifica, partendo dal contesto storico fino ai test clinici in corso oggi, dettagliando poi i meccanismi operativi di queste sostanze sul cervello. Importanti anche le testimonianze dei pazienti, in particolare rispetto alla psicoterapia psichedelica per alleviare o superare la depressione cronica, la paura della morte in malati di cancro terminale e la dipendenza da nicotina. Ovviamente non mancano le interviste agli addetti ai lavori (tra cui Robin Carhart-Harris, David Nutt, William Richards), insieme a un’attenta sintesi del loro lavoro e alle promesse di ulteriori trattamenti tesi a identificare appropriate terapie terapeutiche per svariate psicosi mentali.

Nel testo emergono anche accenni al bagaglio socio-culturale che gli allucinogeni si portano dietro fin dagli anni ’60 e ai relativi eccessi della controcultura, soprattutto in Usa, inclusa l’isteria mediatica e le leggende urbane su presunti danni irreversibili al cervello e l’ondata di suicidi (eventi mai comprovati). Quadro che portò alle conseguenti restrizioni normative, culminate nel Controlled Substance Act voluto da Richard Nixon nel 1971, quando gli psichedelici furono inseriti nella classificazione più restrittiva, la Tabella I (nessun valore terapeutico, forte rischio d’abuso, pene draconiane per l’uso ricreativo), e quindi messi fuorilegge anche per la ricerca scientifica. Cancellando con un colpo di spugna l’impegno, negli anni 1950 e 1960, dei tanti ricercatori che avevano iniziato a evidenziandone le potenzialità per la psicoterapia, il trattamento delle dipendenze e lo sviluppo della creatività.

Pur se di taglio tutt’altro che politico, il libro (oltre 460 pagine, di cui le ultime 50 per note, glossario e bibliografia) si propone di fare corretta informazione anche in quest’ambito, colmando certe lacune della (corta) memoria storica degli americani. Insieme all’urgenza di avvicinare l’opinione pubblica a certe tematiche e di spingere le autorità a dare spazio alla nuova scienza psichedelica. Obiettivi forse non lontani, vista l’estesa eco mediatica odierna e le ricadute generali delle riflessioni di Pollan. Il quale non manca certo di immaginare i possibili scenari futuri. Spiegando per esempio, i problemi della Fase 3 degli attuali testi clinici con gli psichedelici: richiedono molteplici centri medici e centinaia di volontari, costano decine di milioni di dollari (a totale carico degli stessi enti di ricerca). A questo è dedicata la parte conclusiva del libro, affrontando domande cruciali come: «Quanto siamo vicini a un mondo in cui la terapia psichedelica sia sanzionata e comune, e come funzionerebbe un sistema di questo tipo?».

Proibizionismo permettendo, vari ricercatori stanno provando a dare risposte concrete a queste e analoghe questioni di fondo, sottolineando pur sempre che non si tratta di medicine adatte a tutti né da prendere alla leggera, anzi tutt’altro. E come ci ricorda il retrocopertina del libro, quest’indagine di Pollan va a completare i suoi precedenti libri sulla cultura del cibo, ampliando l’eterno enigma della consapevolezza umana. Fino a puntualizzare che, in fondo, per essere davvero presenti e dare significato alla nostra vita non abbiamo altra scelta che esplorare le nuove frontiere della mente e ripensare la formazione della coscienza stessa – anche (o soprattutto?) sperimentandone gli stati alterati provocati dagli psichedelici.

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