Newsweek.com: nuovi test e studi sui benefici terapeutici degli allucinogeni

Prosegue l’attenzione delle testate mainstream, soprattutto nel mondo anglofono, per il revival psichedelico in corso. Tra queste, il sito web del noto settimanale Usa Newsweek riprende due importanti notizie sugli ultimi sviluppi a livello medico-scientifico. La prima rigurda i risultati di uno studio di recente pubblicazione su Scientific Reports: i ricercatori dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona si sono concentrati sui meccanismi grazie ai quali l’Lsd riduce la depressione e il disturbo post traumatico da stress (Dpts). Pur a fronte degli effetti positivi riscontrati, tali meccanismi restano infatti tutt’altro che chiari.

Già nel 20Reti neurali armonizzate16 il Beckley/Imperial Research Programme aveva diffuso i risultati (e le immagini) del primo studio mai realizzato sulla mappatura del cervello umano sotto Lsd. Spingendosi un passo oltre, i ricercatori spagnoli hanno applicato la risonanza magnetica funzionale per scansionare il cervello di 12 soggetti che avevano ricevuto una dose di Lsd oppure di placebo. Al contempo, un altro gruppo di volontari aveva assunto l’allucinogeno ascoltando una colonna sonora appositamente predisposta, onde verificare l’amplificazione degli effetti terapeutici della musica, come rilevato da sperimentazioni precedenti.

Analizzando i risultati in base a uno specifico modello matematico, si è così scoperto che la sostanza portava a un «ordine armonico di tipo nuovo nel cervello», come ha sintetizzato Selen Atasoy, coordinatore dello studio. Chiarendo meglio il processo complessivo con un’efficace analogia:

L’effetto dell’Lsd sul cervello umano è simile all’improvvisazione jazz, dove i musicisti aggiungono man mano una gamma di note e tonalità in maniera spontanea ma strutturata. Allo stesso modo, il cervello sotto Lsd produce e ricombina una varietà di onde armoniche in modo spontaneo ma basato su un percorso strutturato».

Questa ricombinazione neurale è benefica per chi soffre di condizioni psicologiche derivanti dal blocco o dall’impossibilità di attivare le corrette correlazioni neurali, spiegano i ricercatori, come nel caso di traumi, depressione e Dpts. Invece l’Lsd riesce ad ‘amonizzare’ o sincronizzare l’attività elettrica delle aree cerebrali, attivando un processo noto come “espansione del repertorio” e stimolando lo sviluppo di reti neurali nuove e più ordinate.

La seconda notizia riguarda la revisione di 18 studi clinici pubblicati tra il 1985 e il 2016 focalizzati sulla relazione esistente tra gli psichedelici e le modifiche della personalità. L’indagine, curata da un team di ricercatori brasiliani e spagnoli, è apparsa sul numero di aprile 2018 della rivista specializzata Neuroscience & Biobehavioral Reviews. Semplice e chiara la conclusione: basta un solo “trip” per portare a cambiamenti positivi con effetti che potenzialmente durano per diversi anni.

Tra le conseguenze salienti segnalate dai soggetti che hanno preso parte a questi test clinici, per la maggior parte relativi a Lsd, psilocibina e ayahuasca, emerge l’apertura verso gli altri, la curiosità intellettuale e una maggiore attenzione alle sensazioni interiori.  Ciò vale anche nei casi di dosi minime di allucinogeni, in aggiunta ad effetti anti-depressivi e terapeutici che in alcuni casi hanno continuato a manifestarsi per un anno o anche più.

Pur in quest’ottica ottimista, l’articolo con una doversa nota di cautela: è difficile trarre conclusioni concrete sul legame diretto tra psichedelici e modifiche della personalità a lungo termine, non ultimo perché questi studi interessavano comunque un numero ridotto di soggetti. Motivo in più, viene da concludere, per riaffermare la necessità di spingere ulteriormente la ricerca medico-scientifica sulle sostanze psicotrope, pur se attualmente bandite dalle normative internazionali. Anche per ribadire il pieno diritto di tutti gli esseri umani alla conoscenza scientifica e a trarre vantaggio dai benefici del progresso scientifico e dalle sue applicazioni.

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