Donne in prima linea nella psicoterapia con gli allucinogeni

Bitch, inverno 2017Un’interessante analisi sull’ultimo numero del trimestrale (femminista) Bitch affronta il revival della scienza psichedelica mettendo in luce il ruolo primario delle molte ricercatrici coinvolte. Dopo aver ribadito l’ovvio fallimento del proibizionismo, l’articolo sintetizza lo sviluppo delle ricerche in Usa negli ultimi 30 anni, grazie soprattutto all’impegno della Maps e di un crescente gruppo di studiosi. Mentre la ricerca moderna cerca di recuperare il terreno e imparare da esperienze umane e testimonianze aneddotiche che vanno risalgono a migliaia di anni fa, è però vero che anche in questo campo scientifico la maggioranza (e l’attenzione mediatica) spetta ancora agli uomini (bianchi). Ma certamente nutrita è la presenza di donne da tempo impegnate a spingere il revival scientifico  del variegato settore psichedelico.

Annie Mithoefer è la co-terapista (insieme al marito Michael) nei tre test clinici in corso, sotto l’egida della Maps, dove l’Mdma viene affiancata alla psicoterapia per il trattamento del disturbo post traumatico da stress (Dpts). Anzi, già nel 2010 la coppia di terapisti pubblicò i risultati di sedute psicoterapeutiche che avevano coinvolto 20 donne che soffrivano di Dpts dopo aver subito attacchi sessuali, e per le quali i comuni trattamenti si erano rivelati inutili. 12 di loro avevano ricevuto un placebo e le altre 8 invece due-tre dosi a scalare di Mdma: i riscontri effettuati dopo due e dodici mesi dimostrarono che l’83% del secondo gruppo non aveva più i sintomi del Dpts, rispetto ad appena il 25% del primo gruppo. I test recenti sono stati più che soddisfacenti e, se tutto andrà come previsto, l’Mdma potrebbe essere legalmente prescritta dai medici statunitensi entro il 2021; e molti pazienti potranno trarre giovamento da quello che gli esperti definiscono “l’antibiotico della psichiatria”.

Estese le ricerche compiute nel campo a cavallo tra psilocibina e meditazione da Katherine MacLean, oggi direttrice del Psychedelic Education and Continuing Care Program a New York City, dove partecipanti volontari condividono storie personali su trauma, morte e psichedelici, per poi mettere a punto specifici programmi terapeutici. Come spiega la stessa MacLean, le sue indagini nel campo sono partite da lontano:

Ci hanno sempre insegnato che queste sono ‘droghe’, roba pericolosa, che può causare dipendenza, senza alcun effetto positivo…e poi all’improvviso scopri che ci sono culture che da migliaia di anni vanno usando quelle che chiamiamo ‘droghe’ come medicina…m’incusiova saperne di più, innanzitutto dal punto vista antropologico.

Rispetto al lavoro svolto fino al 2013 con il team della Johns Hopkins University di Baltimora, che fin dal 1999 conduce sperimentazioni soprattutto con la psilocibina, non esita a evidenziare «l’esistenza di una vena di sessimo integrata nella cultura stessa dell’istituzione medica».

Jessica Nielson coordina invece le ricerche sull’ayahuasca presso la University of California di San Francisco, in particolare nei test sponsorizzati dalla Maps per il trattamento del Dpts e altri traumi in generale. Attualmente è in corso la raccolta dati, tramite un questionario anonimo, riservata a chiunque abbia usato la “liana degli spiriti”, nella speranza di raggiungere le 500 testimonianze entro fine anno. Spiegando che nel settore la presenza femminile rimane minoritaria, pur se in netto aumento, Nielson si augura…

…di vedere sempre più donne operare in campi quali scienza, tecnologia, matematica e ingegneria, sopratttuo quando si tratta di legitimizzare certe sostanze e strumenti come medicina per la salute e la crescita personale.

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