“New Scientist”: un’altra rivoluzione psichedelica, ma stavolta è diversa

NewScientist_22_12_17Così titola in copertina l’ultimo numero del settimanale specializzato New Scientist, a conferma del crescente sostegno e interesse del giornalismo mainstream per la medicina psichedelica. L’editoriale introduttivo sintetizza il quadro odierno, sottolineando come nell’ultimo decennio la ricerca (prima praticamente impossibile per le ricadute del proibizionismo) abbia prodotto risultati positivi, dai test clinici alle scansioni cerebrali, e al contempo l’establishment si sia dimostrato sempre più recettivo, dal sostegno economico garantito da varie entità private alle aperture burocratiche delle autorità (soprattutto la Food & Drug Administration statunitense).

Rimane pur sempre il rischio, come per qualsiasi preparato medicinale, che queste promesse possano evaporare nel corso delle ulteriori sperimentazioni cliniche. L’importante però, insiste l’articolo, è che non ci siano altri ostacoli per dimostrare l’effettiva validità di queste sostanze promettenti e necessarie. Ovvero:

C’è ancora molto da fare. Le norme sono tuttora eccessivamente restrittive: gli psichedelici sono ancora inclusi nella Tabella I, il che significa che non hanno alcun valore terapeutico stabilito. Spetta ora ai ricercatori dimostrare invece il contrario.

L’ampio servizio interno dettaglia poi le sperimentazioni in corso, riporta le opinioni di ricercatori ed esperti, analizza i possibili scenari futuri. Si parla dei test sui potenziali benefici medici dell’Mdma condotti in questi anni grazie soprattutto all’impegno della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, con l’ultima fase di due test clinici per il trattamento del Dpts prevista a inizio 2018. Vengono poi descritte le inedite scansioni ad alta risoluzione del cervello sotto Lsd, diffuse nella primavera 2016 dal team londinese dell’Imperial College sotto l’egida della Beckely Foundation.

La conclusione rimanda ai nuovi test in cantiere per il prossimo futuro. A partire dalla psilocibina, con uno studio che interesserà 400 persone affette da depressione cronica in otto Paesi europei e il confronto tra i suoi effetti e quelli di un diffuso antidepressivo (della classe Ssri, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), mentre in Usa il Dr. Griffiths sta preparando un nuovo test che rispetta tutti i parametri scientifici odierni, cioè a doppio cieco, con placebo, randomizzato.

In definitiva, l’inchiesta del settimanale scientifico chiarisce che stavolta non si tratta, come in passato, di “hype” (esagerazioni) destinate presto a sgonfiarsi – anzi tutt’altro:

Oggi esiste un nutrito gruppo di rispettati ricercatori il cui rigoroso lavoro sta finalmente dando dei frutti, non solo rispetto ai benefici per i pazienti ma offrendo inedite informazioni sul modo in cui gli psichedelici possono resettare il cervello. Se questi ultimi risultati verranno confermati da più attente verifiche, riusciranno a trasformare la comprensione e il trattamento delle malattie mentali.

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