Norvegia: niente carcere per possesso e uso personale di Lsd

EmmaSofia, OsloAnche per l’Lsd inizia il percorso di decriminalizzazione. Almeno in base alla sentenza emessa alcuni mesi fa dalla Corte Suprema norvegese, e che sembra essere passata inosservata in Italia. I giudici di Oslo hanno infatti tramutato in 45 ore di servizi comunitari i cinque mesi di carcere a cui era stato inizialmente condannanato un programmatore locale, trovato con «131 dosi di LSD, riconosciute dai giudici a scopo personale per facilitare la meditazione e l’introspezione».

Grazie all’assistenza scientifico-legale offerta da  EmmaSofia, ente non-profit a sostegno dei diritti umani e per la riforma delle politiche sulle droghe, l’appello finale rimarcava soprattutto che le pene per importazione e possesso della sostanza sono rimaste invariate fin dal 1999 e non tengono conto dei recenti sviluppi della ricerca scientifica. Le normative vigenti in quasi tutti i Paesi del mondo la includono infatti nella classificazione più restrittiva (nessun valore terapeutico, forte rischio d’abuso, pene draconiane per l’uso ricreativo), insieme ad amfetamine, eroina e stimolanti.

Basandosi su documentazione scientifica che ribadisce il basso livello di rischio dell’Lsd rispetto ad altre sostanze (legali e illegali) e ne rimarca i recenti successi a livello terapeutico, la decisione porta all’attenzione del grande pubblico fatti incontrovertibili ma per lo più ignorati dai legislatori e dalle autorità preposte, come sintetizza correttamente il sito web della stessa organizzazione norvegese:

Gli psichedelici vengono usati da migliaia di anni e negli ultimi 50 anni sono divenuti parte importante della cultura internazionale. In una società libera e aperta, ogni individuo dovrebbe poter seguire la propria coscienza e decidere come usare la mente, fintantoché non causa danni agli altri.

Gli esperti mondiali hanno ripetutamente sostenuto che i rischi legati all’uso di sostanze psichedeliche sono minori di quelli dell’alcol, sia per chi ne fa uso che per l’intera società. Secondo molte figure importanti, tra cui l’ex Presidente americano Barack Obama e l’ex Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan, questa è una tesi convincente per proporre un’approccio nuovo alle politiche sulle droghe.

Contesto in cui la sentenza si pone come un precedente importante perché segnala la capacità dei giudici d’intervenire a modifica di un approccio punitivo basato sul fallimentare approccio proibizionista avviato oltre 50 anni fa e applicando al meglio l’ampia documentazione scientifica oggi disponibile che sottolinea le varie applicazioni di Lsd, Mdma, psilocibina e altri allucinogeni per la psicoterapia e vari disturbi mentali, oltre che come facilitatori per le esperienze spirituali e la ricerca interiore.

Queste forme di decriminalizzazione sono centrali per riaffermare il pieno diritto alla scienza sancito dalla stessa Dichiarazione universale dei diritti umani, che comprende il diritto di tutti gli esseri umani alla conoscenza scientifica e a trarre vantaggio dai benefici del progresso scientifico e dalle sue applicazioni. Ambito in cui va necessariamente inclusa la libertà di portare avanti la ricerca medico-scientifica anche sulle sostanze psicotrope attualmente bandite dalle normative internazionali. Quadro in cui rientra anche il convegno internazionale Diritto alla Scienza e Libertà di Ricerca sulle sostanze stupefacenti e psicotrope, organizzato nel settembre scorso a Torino dalll’Associazione “Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica” (qui la registrazione video integrale).

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