“Scientific American”: parte l’ultima fase dei test clinici con l’Mdma

Scientific American & MdmaContinua l’interesse della nota rivista Scientific American per le potenzialità mediche degli psichedelici, dopo aver chiesto la fine del divieto per la ricerca già nel febbraio 2014 e fatto seguito con successivi articoli sul tema. Stavolta l’intervento si concentra sull’avvio, a inizo 2018, della terza e ultima fase di due test clinici sull’uso terapeutico dell’Mdma per il Dpts, monitorati dalle autorità Usa e basati sul protocollo speciale messo a punto dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies. In aggiunta all’analoga reazione positiva espressa in un editoriale del New York Times la settimana scorsa, ciò conferma l’importanza di queste sperimentazioni per le emergenze sanitarie odierne.

Già, perché quasi il 30 per cento dei reduci di “guerra” in Afghanistan e Iraq è affetto dal disturbo post traumatico da stress e finora l’Mdma ha dimostrato di produrre effetti positivi in maniera assai più rapida ed efficace di qualsiasi altro farmaco o terapia comuni. Come si legge nell’articolo:

Due farmaci spesso prescritti per il Dpts, paroxetine e sertraline, si sono rivelati inefficaci per molti pazienti, secondo quanto riporta la National Academies. E la psicoterapia più comune, dove vengono gradualmente ricreate le condizioni del trauma per consentire ai pazienti di affrontarlo in un contesto sicuro, può richiedere anni di trattamento e porta a frequenti abbandoni. «Probabilmente la psicoterapia coadiuvata dall’Mdma diventerà il prossimo standard per la cura del Ptsd», spiega il Dr. Haden.

Altri esperti rimarcano tuttavia che questo trattamento rimane a livello sperimentale, visto che occorre ancora stabilire la piena innocuità dell’allucinogeno a lungo termine, come anche poco chiari ne restano i meccanismo farmacologici. Una mancanza d’informazioni dovuta al proibizionismo imposto fin dai primi anni ’70 dalle autorità Usa alle indagini scientifiche sulle sostanze psicotrope. Posizione che fortunatamente nell’ultimo ventennio si è fatta meno ferrea, come confermano i vari test clinici legali in corso su psilocibina, Lsd e altri allucinogeni. E dove viene ribadita la centralità del ‘set e setting’ di queste sessioni, incluso il ruolo dello stesso psicoterapista – «incoraggiato a sperimentare personalmente l’Mdma come parte della preparazione per assistere i pazienti», non manca di sottolineare l’articolo.

In definitiva, come spiega Shannon Clare Carlin, manager di questo programma terapeutico coordinato da Maps:

La Fda [Food & Drug Administration] punta a una scienza con effetti pratici. Se qualcuno gli presenta i dati positivi e l’efficacia di una certa sostanza, sono pronti a prenderla seriamente in considerazione.

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