Superare gli ostacoli legali e sociali per la ricerca psichedelica

Medicina PsichedelicaSecondo le ultime statisiche, oggi un americano su quattro (circa 60 milioni di persone) rivela qualche disfunzione a livello di salute mentale, causando una perdita di oltre 400 miliardi di dollari l’anno alla società, tra il mancato reddito prodotto e i costi di assistenza sanitaria. Problemi spesso sottovalutati o incurabili per la medicina moderna, mentre si stima che perfino due terzi di coloro che hanno ricevuto una qualche diagnosi non seguano alcun trattamento. E se è vero che ciò riguarda soprattutto i Paesi occidentali, a livello globale si ritiene siano non meno di 450 milioni le persone che soffrono di qualche disturbo mentale.

Un quadro che, come dettagliato nel libro Rinascimento Psichedelico, porta gli esperti a parlare apertamente di una crisi di salute pubblica. Tuttavia, negli ultimi 50 anni i relativi farmaci sono rimasti immutati e vanno sempre più rivelandosi inefficaci. Motivo per cui medici e pazienti vanno esplorando possibili alternative come le sostanze psichedeliche (chetamina, psilocibina, MDMA, DMT). E come chiarisce una ricerca di Mark Mason (Yale University) di prossima pubblicazione «verso la metà del secolo scorso, queste sostanze hanno dimostrato forti potenzalità terapeutiche, fino a quando la War on Drugs non ha portato al blocco di tutte le ricerche».

La ricerca, intitolata Medicina psichedelica per i disturbi mentali e l’abuso di droga: Superare gli ostacoli legali e sociali, si pone come prima indagine a tutto campo tesa a mettere in luce gli ostacoli sociali e giuridici che oggi impediscono la ripresa di una vera e propria medicina psichedelica negli Stati Uniti. Suggerendo, tra le possibili soluzioni, di muoversi a livello statale onde aggirare le ferree normative federali che incudono tali sostanze nella lucchettata alla Tabella I – in maniera analoga a quanto accaduto in questi anni per la cannabis terapeutica, oggi legale in oltre 30 stati Usa. In particolare, si propone di avviare la decriminalizzazione degli allucinogeni, la creazione di regolamentazioni specifiche e l’implementazione di programmi di ricerca locali. Un percorso che, nelle speranze dei ricercatori, possa così portare «a soluzioni che promuovano la collaborazione tra normative statali e federali come opzioni di successo».

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *