La promessa dell’Ecstasy per il Dpts

dal New York TimesLa promessa dell’Ecstasy per il Dpts: questo il titolo di un editoriale apparso sul New York Times la settimana scorsa. Partendo dalla decisione della Food & Drug Administration (Fda) di approvare la terza e ultima fase di due test clinici sull’uso terapeutico dell’Mdma per il disturbo post traumatico da stress (Dpts),  l’articolo puntualizza che questo passo potrebbe cambiare la vita di «circa otto milioni americani affetti dal Dpts, inclusi vittime di abusi, rifugiati e veterani di guerra». Passando ai dettagli scientifici, l’autrice (Khaliya, membro del comitato per la sanità del Forum Economico Mondiale) chiarisce che l’effetto primario dell’Mdma riguarda la diminuzione dell’attività nell’amigdala, la parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura, incrementando al contempo…

…la produzione di ossitocina e serotonina nel cervello, le sostanze chimiche che “fanno stare bene” , superando la paura e consentendo di  rilassarsi e fidarsi degli altri. Rispetto a una vita di cure palliative, questo tipo d’intervento potrebbe far risparmiare e salvare molte vite.

Senza nascondere potenziali effetti collaterali (tra cui insonnia, problemi di memoria, accelerazione del battito cardiaco e finanche moderato rischio di dipendenza), l’articolo puntualizza che «la Fda ha chiaramente identificato lo straordinario potenziale della psicoterapia basata sull’Mdma per il trattamento del Dpts».  E conclude con l’auspicio che il governo federale decida di compiere anche il passo successivo, impegnandosi cioè a sovvenziare quest’ultima fase di sperimentazione, visti i costi stratosferici: previsti circa 26 milioni di dollari solo per quest’ultima fase, in aggiunta ai 15 milioni già spesi per i due passaggi precedenti.

Opzione questa decisamente improbabile, come conferma la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (Maps), che da anni ha avviato questi test e ne ha sostenuto interamente i costi tramite donazioni e raccolta-fondi. Resta comunque il fatto cruciale che una testata giornalistica di grande visibilità ed esperti di un certo rilievo continuino ad appoggiare pubblicamente queste ricerche con una sostanza allucinogena fino a tempi recenti assolutamente “criminalizzata” perché usata soprattutto nei rave party e altri eventi giovanili di massa.

Già nel luglio scorso lo stesso quotidiano aveva pubblicato un editoriale che chiedeva con forza di riconsiderare l’attuale classificazione delle sostanze sotto controllo, spiegando che la libertà di ricerca anche su sostanze psicotrope attualmente bandite dalle normative internazionali può portare a frutti positivi per l’intera società:

Viste le loro potenzialità nel contribuire a ridurre dipendenze assai più serie e alleviare i sintomi delle malattie mentali, sembra strano continuare a rendere quasi impossibile la ricerca sulle potenzialità terapeutiche degli psichedelici.

La terza fase di questo iter partirà a inizio 2018 e questi  saranno interesserà circa 300 soggetti volontari in centri medici di Stati Uniti, Canada e Israele. Se tutto andrà come previsto, l’Mdma potrà essere legalmente prescritta dai medici statunitensi entro il 2021 per casi di disturbo post-traumatico da stress, e subito dopo anche per depressione, ansia, alcolismo e altre turbe mentali. Molti pazienti potranno così trarre giovamento da quello che gli esperti definiscono “l’antibiotico della  psichiatria”.

 

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